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Le nostre dune “ Dio ha creato per l’uomo paesi pieni d’acqua dove vivere e deserti di sabbia dove trovare la propria anima”. detto Tuareg Il nostro viaggio ha inizio il 24 dicembre 2005. La spedizione è composta da due equipaggi, sul Toyota Land Cruiser Licio e Fabrizia, sul Mitsubishi Pajero Stefano e Federica. Il percorso prevede circa 3.500 km; prima di raggiungere il deserto faremo un po’ i turisti visitando le rovine romane di Sbeitla e percorrendo la pista di Rommel vicino a Tozeur. Punteremo poi a Borj el Kadra tramite Pipe Line e risaliremo per dune. Raggiungeremo il monte Tembaine e torneremo a Douz . Infine, passeremo a trovare l’amico Brahim, conosciuto durante il viaggio di due anni fa, a cui ho promesso di portare dell’abbigliamento per sé e per i suoi bambini. Arrivati puntualissimi al porto di Tunisi sbrighiamo le solite formalità doganali senza intoppi, almeno questa volta. Ci dirigiamo verso Sbeitla (l’antica Sulfetula) per visitare le rovine. Sembra che la città sia stata fondata nel secolo I d.C. sulle rovine di un precedente insediamento. Sulfetula divenne presto una città ricca grazie al terreno fertile che favoriva la coltivazione degli ulivi. I templi presenti furono costruiti nel momento di massimo splendore della città, nel II secolo. Nel IV secolo venne scelta dai Bizantini come capitale regionale e la trasformarono in una roccaforte. Il suo splendore proseguì fino all’invasione ed alla vittoria degli Arabi che distrussero gran parte della città. Il sito archeologico è molto bello anche se è quasi tutto ricostruito. Ci accompagna nella visita una brava guida locale che, alla fine del giro, ci chiede di ridargli indietro i biglietti d’ingresso, così può rivenderli in nero! E’ arrivato il momento di raggiungere Tozeur e cercare d’imboccare la pista di Rommel; pista aperta dal generale tedesco per agevolare il passaggio dei mezzi blindati dell’esercito. A Redeief giriamo intorno al monumento al treno (Way Point: N 34.37414; E 008.138926) e imbocchiamo una strada asfaltata. A dire il vero ci aspettavamo piuttosto della terra battuta ma, comunque, il paesaggio è suggestivo. Le nuvole grigie sopra di noi fanno da contrasto con le rocce dal colore rossiccio e la vallata davanti a noi si articola in movimenti sinuosi. Procediamo velocemente anche per poter raggiungere Tataouine in serata; il deserto ci aspetta e non vogliamo togliergli neanche un minuto. Dopo aver fatto rifornimento di gasolio e viveri prendiamo la pista che da Chenini va a Ksar Ghilane. La scenografia che ci circonda è bellissima; il cielo azzurro, le montagne e il sole al tramonto, l’unico inconveniente è il fondo della strada piuttosto sconnesso. E’ pieno di avallamenti nascosti e, infatti, a circa metà strada sul nostro Pajero scoppiano entrambi gli ammortizzatori posteriori, anche a causa dell’alta velocità. Un po’ demoralizzati e a passo d’uomo proseguiamo per raggiungere l’oasi di Ksar Ghilane, sperando di risolvere il problema in tempi brevi. Arriviamo al buio e l’unica decisione da prendere è quella di dormire e di partire il giorno dopo per Douz cercando di cambiare i pezzi. Il tratto di Pipe Line che dobbiamo fare senza gli ammortizzatori è interminabile, sembra di viaggiare su un dromedario. La cosa sconfortante è che a Douz, oasi dove in questo periodo transitano decine di 4X4, non hanno i pezzi che fanno per noi e dicono che dobbiamo andare a Gabes. Con tutto l’ottimismo del mondo percorriamo i circa 200 km che ci dividono dalla città di mare e ci arriviamo a sera. Troviamo con difficoltà un rivenditore Mitsubishi (Way Point: N 33.83725; E 010.1158) ed è chiuso; per fortuna c’è un numero di telefono sulla serranda che noi chiamiamo ed il signore ci risponde di non preoccuparci perché arriva subito. Malgrado questa frase rassicurante sappiamo ormai che in Africa “subito” vuol dire che arrivano ma non si sa quando; infatti dopo circa un’ora e mezza stiamo ancora aspettando ma una signora molto gentile che abita lì di fianco ci vede e ci porta la cena. Il pasto prevede un’insalata di melograno, della pasta con i ceci, del pane, dei datteri e del the caldo. Come al solito rimaniamo non meravigliati ma deliziati dal comportamento di queste persone che sono sempre disposte a dare un aiuto. Veniamo anche invitati a casa della signora e facciamo quattro chiacchiere aspettando che il ricambiata arrivi. Risolto il nostro problema meccanico puntiamo di nuovo verso il deserto; siamo venuti per lui non possiamo certo rinunciarvici. Prendiamo la Pipe Line ed arriviamo abbastanza in fretta a Borj el Kadra, il punto più a sud della Tunisia. A poche centinaia di metri sulla destra c’è l’Algeria, ad altrettanto poco sulla sinistra c’è la Libia. L’oasi è tranquilla, ci sono solo l’ultimo dei numerosi controlli militari e Mr Dahu che è sempre felice di accogliere qualcuno nel suo “caffè 7 novembre”. Passando dal Lago delle Rose (Way Point: n 30.33998; E 9.79262) per raccogliere le bellissime rose del deserto puntiamo sulle dune per risalire verso Douz e poi verso il Monte Tembaine. Quest’anno è piovuto molto e questo ha fatto si che ci fossero le condizioni ideali per viaggiare sulla sabbia che, essendo così bagnata, si presentava piuttosto dura evitando molte insabbiature (anche se qualcuna non ce la siamo risparmiata). La pioggia ci ha anche regalato un paesaggio particolare. Le dune, che cominciavano ad asciugarsi, sembrava fossero dipinte con colori ad acquerello; presentavano sfumature ed ombre assolutamente irreali che ho potuto ammirare solamente su una tela dipinta da un’abile pittore. Altro spettacolo a cui abbiamo assistito, dopo una notte trascorsa a piedi di un’alta duna sotto un mantello di stelle, è stata la fitta nebbia che abbiamo trovato al nostro risveglio. Sembrava di essere stati teletrasportati in pianura padana; non si vedeva nulla se non a pochi metri di distanza e si è alzata solo verso fine mattinata, rallentando di molto il nostro viaggio. Le mappe satellitari sono state fondamentali per la navigazione nella sabbia. Siamo riusciti a procedere senza problema alcuno, potendo vedere l’esatto passaggio tra le dune sulla mappa, che è risultata davvero molto precisa. Dopo tre giorni trascorsi in solitudine tra cordoni di dune e un mare di sabbia raggiungiamo la porta del Parco Djebil dove veniamo invitati a vedere le gazzelle prima e a cena dopo. I guardiani del Parco sono tre, trascorriamo con loro tutta la serata mangiando cous cous, bevendo the ed ascoltando la musica da loro suonata con un tubo d’alluminio forato. Lasciamo i nuovi amici ed arriviamo al Monte Tembaine dove ci fermiamo brevemente, avendolo già visitato in precedenza. A Douz rivediamo un medico che abbiamo conosciuto due anni fa. Si tratta di un signore che è nato in una tenda berbera ma che ha avuto la fortuna di poter studiare; per questo motivo ha deciso di curare gratuitamente le persone che non possono pagare. Trascorriamo con lui la serata parlando della situazione tunisina e di come noi possiamo aiutare i bambini in particolare; gli lasciamo del materiale sanitario che avevamo portato dall’Italia e lui, per ringraziarci, ci regala quattro Kg di datteri! Purtroppo il viaggio sta volgendo alla fine, passiamo velocemente dall’amico Brahim per salutarlo e lasciargli le cose che abbiamo portato per lui e ci arrivano altri kg di datteri. Come al solito partiamo con grande dispiacere; sappiamo che presto torneremo sotto il cielo d’Africa ma fino a quel momento ci rimarranno negli occhi le luminose stelle sopra le dune fiabesche e nel cuore i saluti dei vecchi e nuovi amici Federica Giuliani |
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